Da Torgiano a Corciano si elogiano il brio e l'arte in ogni sua forma: arti visive, teatro,...
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L'entroterra Riminese

Sant'Arcangelo di Romagna, Torriana, Verrucchio e gastronomia riminese

Lasciata Rimini, la capitale delle vacanze, ci dirigiamo verso Sant'Arcangelo di Romagna la cui parte medioevale si aggrappa al colle detto di Giove. Castello citato dal Barbarossa, fu feudo dei Malatesta e dei Pallavicino. Si entra in cittą per il grande arco onorario dedicato a Papa Clemente XIV, che qui ebbe i natali, di Cosimo Morelli. Una curiosa leggenda locale sconsiglia il visitatore dal passare sotto l'arco in quanto, se le grandi corna appese avessero a muoversi, vorrebbe dire che il proprio coniuge non č un esempio di fedeltą. In fondo alla piazza l'ottocentesco sferisterio (luogo per il gioco della palla a mano) e la settecentesca Collegiata, eretta dal Buonamici, che conserva bellissime opere pittoriche che vanno dal XIV al XVIII secolo. Proseguendo verso la pittoresca parte medioevale della cittą incontriamo la rocca, costruita nel 1447 da Sigismondo Malatesta, rimaneggiata ed arredata con mobili barocchi. Merita una sosta il "Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna" che raccoglie una grande documentazione sulla storia e le tradizioni contadine ed anche i materiali (che spaziano dal cinquecento all'ottocento) inerenti l'antico gioco del pallone a bracciale e del tamburello. Il paese ospita dal 1971 il grande "Festival del Teatro in Piazza" cui hanno preso parte i pił importanti artisti italiani e stranieri. 

Il nostro itinerario prosegue verso Torriana con il suo splendido panorama sulla costa. Poco dopo, superato il Marecchia, il nostro percorso ci porta a Verucchio, patria dei Malatesta, di cui possiamo visitare l'imponente rocca. Ma assolutamente da non perdere la visita del Museo Archeologico che offre forse la pił interessante raccolta villanoviana nazionale con reperti di grande suggestione. Molto interessante anche una sosta nella zona degli scavi. Nella frazione Villa Verucchio il Convento fondato da San Francesco nel 1215 con il cipresso che si vuole o piantato dal Santo o che  gli abbia offerto riparo. Sembra infatti anteriore al passaggio del Poverello e la sua longevitą desta meraviglia.

La gastronomia del territorio č semplice, legata ai prodotti della terra, all'olio profumato, ma con un formaggio particolare  detto "di fossa". La "fossa" č un ambiente scavato nel tufo, 6/7 metri di profonditą ove, fin dal medioevo, il formaggio, posto in sacchetti di tela, viene chiuso per l'Ascensione di Maria e liberato in novembre per Santa Caterina. Il formaggio assume un profumo ed una fragranza inconfondibile, che i gourmet consumano in abbinamento al miele mentre i vini "del Passatore" non mancheranno di allietare ogni nostra sosta rendendo regalandovi cosģ un'occasione per gradevoli scoperte.   

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